Il concetto di Resilienza in psicologia
La Resilienza è un atteggiamento mentale dell’individuo che gli consente di superare i propri traumi senza, per questo, perdere la propria identità.
Questo, concetto, tutt’altro che moderno (vedi qui per una breve storia del termine), è strettamente legato al mondo scientifico, ed in seguito il suo significato si è esteso nel campo della psicologia.
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Resistenza e Resilienza nella fisica dei materiali
Questo concetto (dal latino resilio, “torno indietro”) è mutuato dall’ingegneria meccanica. In tale eccezione si riferisce alla proprietà di un corpo elastico di assorbire l’energia deformandosi, per poi restituirla, tornando allo stato iniziale. Non va confusa con la resistenza di un corpo, che è la capacità di un corpo di resistere alle diverse sollecitazione prima di giungere al punto di rottura. La differenza tra i due concetti è notevole.
L’enciclopedia Treccani, infatti, definisce così la resistenza:
Col nome di resistenza dei materiali s’intendono tanto la grandezza della tensione unitaria massima che un corpo può sopportare senza rompersi, quanto il complesso delle nozioni sperimentali e teoriche sui fenomeni che precedono e accompagnano la rottura [.]
In pratica la resistenza non è altro che la capacità di un corpo di conservarsi integro, opponendosi alle sollecitazioni di trazione, compressione, flessione, torsione e taglio, prima di raggiungere il punto di rottura.
Maggiore è il tempo che trascorre prima della rottura, maggiore è la resistenza del materiale.
La resilienza, al contrario, è la capacità di un corpo elastico di assorbire l’energia cinetica, restituirla e tornare alla sua forma iniziale. Si pensi, ad esempio, alle corde di una racchetta da tennis, che si deformano in conseguenza dell’impatto della pallina, ma che tornano allo stato iniziale una volta restituita l’energia cinetica (ovviamente l’energia restituita è minore dell’energia iniziale, in quanto le corde della racchetta non sono totalmente elastiche; tuttavia questo è un altro discorso). Oppure si pensi ad un materasso memory form, che si deforma quando un individuo ci dorme sopra, ma che torna allo stato iniziale quando questo si alza.
Va da sé che molti materiali sono dotati di una propria elasticità, come l’acciaio. Tuttavia questo, una volta deformatosi, non ritorna allo stato iniziale.
La resilienza in psicologia
La psicologia prende questo termine in senso metaforico per indicare la capacità, per l’individuo, di adattarsi positivamente ad eventi negativi e traumatici. Tornando al paragone con la fisica: è la capacità di sopportare (adattandosi) a situazioni di stress, ritornando successivamente allo stato iniziale. Non va confusa con la resistenza, che consiste nell’opporsi agli eventi negativi. Insomma, l’individuo che si adatta all’evento negativo, riuscendo alla fine a superarlo psicologicamente è, in un certo senso, come il corpo elastico che si deforma e, successivamente, torna allo stato iniziale.
Secondo molti esperti questa è una caratteristica propria della mente umana, ma che non si attiva sempre, e non sempre con risultati positivi. Infatti la resilienza viene influenzata da fattori sia soggettivi che socio – relazionali, e pertanto le reazioni alle situazioni si stress variano da individuo a individuo. Alcuni si adattano, mentre altri sviluppano vere e proprie psicopatologie.
Ogni individuo è potenzialmente resiliente, in quanto i meccanismi di resilienza sono presenti in chiunque. Tuttavia, come detto, non tutti sono in grado di metterla in pratica, e non è detto che i risultati ottenuti siano positivi.
Infatti la resilienza viene influenzata sia da fattori individuali che psicosociali: tra i primi abbiamo l’atteggiamento ottimistico verso la vita (accompagnato da una corretta percezione di sé), senso dell’umorismo, abilità comunicative e di soluzione dei problemi, empatia e capacità di adattarsi ai problemi; i secondi sono il contesto sociale e la qualità delle relazioni che un individuo instaura con gli altri e il sostegno psicologico fornito dai familiari. Inoltre sono necessarie efficaci strategie di coping.
Lo sviluppo delle strategie resilienti
Diversi studi dimostrano come la capacità di resilienza sia maggiore nei più giovani.
I bambini sembrano essere quelli maggiormente in grado di attuare adattamenti più profondi di quanto non facciano gli adulti, spesso vengono ostacolati dal loro bagaglio di esperienze passate e della concezione che hanno dell’ambiente e delle persone che li circondano. Ad esempio, è stato notato che molti bambini vittime di traumi violenti sono in grado di reagire a tali eventi, riuscendo, in seguito, a strutturare una personalità sana.
Ma mentre nell’infanzia la resilienza tende ad essere un comportamento istintivo, mentre nell’età adulta la capacità di mettere in atto strategie di resilienza dipende delle concezioni che gli individui hanno di sé e del mondo. Se per alcuni un atteggiamento resiliente è quasi automatico, per altri, questo è ostacolato dalla scarsa opinione che ha di sé e del mondo circostante.
Pertanto lo sviluppo di strategie resilienti non può prescindere da una diversa percezione di sé stessi, ma soprattutto da un’accettazione (non passiva, ovviamente) degli ostacoli e degli eventi traumatici. Una delle strategie, ad esempio, può essere quella di considerare l’evento negativo come un’opportunità di crescita personale (a questo proposito molto efficace è la pratica della Mindulness, consistente nella capacità di concentrarsi nel presente). Ad ogni modo lo sviluppo delle strategie di resilienza, come detto, possono variare da individuo a individuo, poiché strettamente correlati alla situazione, all’ambiente e al contesto sociale in cui si vive.
Le abilità e i fattori necessari a superare un trauma psicologico, infatti, possono essere differenti da quelle necessarie per superare un altro tipo di evento negativo (cole la diagnosi di un tumore o una catastrofe naturale).
L’altra faccia della resilienza
E qui entriamo nel campo delle opinioni personali.
Oltre che nel campo della fisica dei materiali (e, ovviamente, in psicologia), il concetto di resilienza viene usato in altre branche del sapere:
- in biologia indica la capacità di un organismo di autoripararsi dopo aver subito un danno,
- in informatica è la capacità di un sistema di adattarsi alle condizioni d’uso (resistendo all’usura e continuando così a erogare servizi),
- in ecologia è la capacità di un sistema di tornare allo stato iniziale dopo aver subito trasformazioni,
- in sociologia indica la sopravvivenza di una comunità ad eventi traumatici.
Il denominatore comune di questi significati è la capacità di reazione e di ritorno allo stato iniziale (a volte raggiungendo anche uno stato migliore a quello di partenza).
Quindi la resilienza non è un semplice adattamento che è anche rinuncia (anche se un significato di resilio – resilis è, appunto, “rinunciare”), ma contiene in sé i germi della resistenza. Pertanto ritengo che considerare la “resilienza” come opposta alla “resistenza” sia una lettura superficiale.
Una seconda lettura superficiale richiama la stessa branca della psicologia della quale fa parte il conetto di resilienza, ovvero quella della psicologia positiva. Una persona resiliente ha una determinata visione del mondo, vedendo gli aspetti ottimistici della vita. Vi sono anche tecniche di Mindfulness per aiutare a giungere questo stato.
Ma l’ottimismo non significa ingenuità, e il ricorso a tecniche di Mindfulness non significa rinunciare a una visione complessa e a una comprensione profondo dei problemi della vita. Al contrario significa adattarsi a ciò che non si riesce a cambiare, per poi modificare il proprio mondo sia mentale che materiale.